Il Consiglio dell’Unione europea, nella sua composizione Istruzione e Cultura, ha adottato la propria posizione negoziale sul nuovo Regolamento di Erasmus+ per il periodo 2028-2034, aprendo ufficialmente la strada ai negoziati con il Parlamento europeo sul futuro del principale programma europeo dedicato a istruzione, formazione, gioventù e sport.
La proposta, presentata dalla Commissione europea nel luglio 2025 all’interno del pacchetto relativo al prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP), prevede un bilancio complessivo di 40,8 miliardi di euro e introduce una novità significativa: la fusione tra Erasmus+ e il Corpo europeo di solidarietà.
La posizione adottata dai ministri degli Stati membri viene però definita “parziale”, poiché lascia fuori gli aspetti finanziari e le questioni orizzontali, ancora oggetto delle trattative più ampie sul bilancio pluriennale dell’Unione per il periodo 2028-2034.
Secondo il Consiglio, il nuovo Regolamento dovrà preservare i punti di forza dell’attuale programma, che negli ultimi quarant’anni ha coinvolto oltre sedici milioni di persone tra studenti, giovani, insegnanti, formatori e operatori sportivi.
“Il mandato del Consiglio rafforza il ruolo degli Stati membri e garantisce che tutti i settori – istruzione e formazione, gioventù e sport – ricevano la visibilità e il sostegno che meritano”, ha dichiarato Athena Michaelidou, ministra per l’Educazione, lo Sport e la Gioventù di Cipro, cui è affidata la presidenza semestrale dell’istituzione.
Uno dei punti centrali della posizione del Consiglio riguarda infatti la governance del programma. Gli Stati membri hanno ottenuto il ripristino del “programma committee”, il comitato già previsto nell’attuale Erasmus+, che consentirà alle Capitali di esercitare un maggiore controllo politico e amministrativo sull’attuazione delle iniziative.
Il testo introduce inoltre una distinzione tra due categorie di programmi di lavoro: da una parte i “new action work programmes”, destinati alle nuove iniziative proposte direttamente dalla Commissione europea, dall’altra i “regular work programmes”, dedicati alle azioni già esistenti e rifinanziate nel tempo.
Particolare attenzione viene dedicata al mantenimento dell’eredità del Corpo europeo di solidarietà. La posizione del Consiglio prevede che continuino a essere finanziate le attività legate alla partecipazione giovanile, alla solidarietà e al volontariato, compresi i progetti del Corpo volontario europeo di aiuto umanitario.
Nel mandato negoziale emerge anche la volontà di garantire pari visibilità ai diversi settori coperti dal programma. Per questo le attività relative a istruzione e formazione, gioventù e sport sono state separate in articoli distinti del regolamento.
Sul fronte delle politiche giovanili, il Consiglio conferma il sostegno agli scambi tra giovani e all’iniziativa DiscoverEU, che permette ai diciottenni europei di viaggiare gratuitamente in treno attraverso l’Europa. In ambito sportivo, invece, il nuovo Erasmus+ continuerà a finanziare la mobilità per l’apprendimento delle persone attive nello sport di base, inclusi allenatori e personale tecnico.
Un altro elemento di rilievo riguarda i rapporti con i Paesi terzi. La Commissione aveva introdotto il concetto di “associazione parziale” al programma Erasmus+ per i Paesi non appartenenti all’Unione europea. Il Consiglio ha precisato ulteriormente i criteri di accesso, sottolineando che i Paesi interessati dovranno rispettare i valori fondamentali stabiliti all’interno dei Trattati.
Modifiche anche sul piano terminologico e politico. Le cosiddette “borse Erasmus+” previste dalla proposta originaria della Commissione vengono rinominate “opportunità di sviluppo del talento e dell’eccellenza”, con un ampliamento dell’ambito di applicazione anche ad altri programmi transnazionali oltre ai corsi di studio congiunti.
L’adozione della posizione del Consiglio rappresenta ora il primo passo verso il negoziato interistituzionale con il Parlamento europeo. Il confronto tra le due istituzioni si intreccerà inevitabilmente con la partita più ampia sul prossimo QFP, destinata a segnare le priorità politiche dell’Unione nel prossimo decennio.
Per Bruxelles, la sfida sarà trovare un equilibrio tra l’ambizione di ampliare ulteriormente la portata di Erasmus+ e le pressioni degli Stati membri per mantenere un maggiore controllo sulla gestione del programma e sulle risorse disponibili.

